Afghanistan, perché le truppe addestrate da Usa e alleati sono crollate così?

Perché le truppe addestrate da Usa e alleati

1) Perché abbiamo fallito?

La dimensione della disfatta in Afghanistan appare ancora più grave se si tiene conto che l’impegno della coalizione internazionale a guida Usa e il coinvolgimento di tutti i Paesi Nato è durato in modo continuativo per un ventennio: come quattro Seconde guerre mondiali. Ed è giunto dieci anni fa a contare oltre 130.000 soldati di ben 51 contingenti. Oltre a centinaia di ong che hanno operato per aiutare la società civile in ogni campo. Il fallimento dunque è dell’intera coalizione in tutti i suoi aspetti.

2)Quali gli errori militari?

Il primo grave fu la scelta di attaccare l’Iraq di Saddam Hussein nel marzo 2003. Così, meno di due anni dopo la defenestrazione dei talebani, l’attenzione americana e del mondo si spostò sull’Iraq. L’Afghanistan, ancora debole e bisognoso di aiuti, venne dimenticato, dando ai talebani lo spazio per riorganizzarsi, anche grazie al contributo pachistano.

3) Come funzionò la coalizione alleata?

Male, sin dall’inizio. Gli americani, assieme agli inglesi, insistettero sull’aspetto «combat», gli europei, con in testa Italia e Germania, su quello «peacekeeping». Ne risultò un meccanismo inceppato e poco coordinato. Ne ha scritto un articolo molto secco di recente anche il settimanale tedesco Der Spiegel: di fatto tutti i contingenti, tranne quello britannico, ricorrevano di continuo agli americani (specie all’aviazione) per difendersi dagli attacchi. L’ambiguità della copertura della «missione di pace», utilizzata dai governi europei per spiegare la scelta dell’invio di soldati in Afghanistan alle proprie opinioni pubbliche, ha impedito azioni efficaci e tempestive in un teatro che era spesso di guerra.

4) Ma come è stata possibile la débâcle delle truppe afghane?

Si replica oggi a Kabul lo scenario del fallimento iracheno di fronte a Isis vittorioso a Mosul nel 2014. Non si è posto un freno alla corruzione imperante. I programmi di addestramento sono proseguiti ben sapendo che le diserzioni erano in crescita e i comandanti spesso si intascavano le paghe dei soldati. Sulla carta si parlava di 350.000 effettivi, in realtà erano meno di 100.000. La loro aviazione dipende dai contractor occidentali per la manutenzione e l’armamento. Partiti loro, gli aerei non volano quasi più.

5) E che responsabilità hanno le ong?

Alcune hanno agito molto bene e sono utilissime. Ma tante sono arrivate nel Paese con programmi confusi, non coordinati tra loro e soprattutto con personale non specializzato che si è ritrovato a gestire somme ingenti per programmi ambiziosi. Al meglio fu lo spreco di miliardi, al peggio andò ad alimentare la corruzione. C’è stata una forma evidente di «colonialismo culturale», di valori imposti dall’alto. L’emancipazione delle donne ha sollevato vasta ostilità in questa società profondamente tradizionalista e conservatrice, specie per il fatto che non veniva da loro, ma era importata dai nuovi arrivati. Tanti afghani, anche a Kabul, hanno iniziato a criticare l’apertura di bar e ristoranti dove si consumava alcool. Il governo Karzai dovette intervenire per espellere le prostitute cinesi. Altro tema di critica fu l’aumento dei prezzi delle case nei quartieri del centro. Gli affitti pagati dagli stranieri fecero lievitare i prezzi, di fatto allontanando la vecchia classe media afghana.

6) Un esempio di spreco italiano?

La riforma del sistema giudiziario afghano. All’Italia fu dato il ruolo di «Paese guida» in questo campo sin dal 2002. Per anni e anni i nostri esperti si avvicendarono per stilare i codici locali. «Non funziona nulla. Noi veniamo qui per brevi periodi, pochi mesi, solo il tempo di cominciare a capire e poi veniamo sostituiti da altri, che a loro volta devono studiare i dossier da capo. Inutile dire che le nostre proposte sono lettera morta. Tutti soldi e sforzi sprecati», ci disse già nel 2013 un giudice inviato da Roma. Ora, con i talebani al potere, del poco che era stato adottato rimarrà nulla.