Afghanistan, i talebani le uccidono i genitori, lei a soli 16 anni li vendica

Qamar Gul ha sparato a un gruppo di miliziani dopo che questi avevano assaltato la sua casa. L’immagine della giovane diffusa in rete. «È un simbolo di resistenza»

Se non fosse vera la storia di Qamar Gul, potrebbe essere tranquillamente uscita da una sceneggiatura di Quentin Tarantino. Tutto ha inizio settimana scorsa in un villaggio della provincia centrale di Ghor in Afghanistan, quando un gruppo di talebani attacca l’abitazione della giovane. «Cercavano il padre», spiegherà Habiburahman Malekzada, sottolineando come l’uomo fosse schierato con il governo. Ordinaria amministrazione in un Paese dove i negoziati di pace non hanno fermato in alcun modo i combattimenti.

Quando i talebani trascinano fuori di casa l’uomo e lo trucidano insieme alla moglie, non pensano che quella ragazzina, con il corpo esile da adolescente (i media locali dicono che ha i tra i 14 e i 16 anni) sia un pericolo. Ma lei corre verso il kalashnikov che il padre tiene in casa, lo impugna anche se è pesante, e spara. Una prima mitragliata. E poi ancora e ancora. Per vendetta ma anche per proteggere il fratellino. Quando i proiettili smettono di fischiare, a terra rimangono due miliziani morti. Altri due fuggono come lepri.

Subito dopo scoppia il caos, altri insorti arrivano sul posto per attaccare nuovamente la sua casa. Non è accettabile che una ragazzina ammazzi un mujaheddin. Bisogna darle una lezione esemplare. Gli abitanti del villaggio però si mettono di mezzo e riescono a respingere l’assalto.«La ragazza e il fratello minore sono stati portati via dalle forze di sicurezza afghane e ora si trovano in un luogo sicuro» racconterà un portavoce del governatore provinciale, Mohamed Aref Aber.

Di villaggio in villaggio la notizia rimbalza. E l’immagine della giovane Qamar, il capo coperto da velo e lo sguardo fiero, finisce in rete mentre imbraccia il fucile. «È un simbolo di coraggio e resilienza», scrivono tutti, mentre il presidente Ashraf Ghani la invita con il fratellino a palazzo. L’uccisione, da parte dei talebani, di capi e residenti nei villaggi sospettati di essere informatori del governo e delle forze di sicurezza è una prassi molto diffusa. Si stima che almeno 100.000 afghani siano morti in conflitto dal 2001 quando gli Stati Uniti hanno espulso i talebani dal potere. Un elenco in cui sono finiti anche i genitori di Qamar Gul e di suo fratello. E una scia di sangue e vendette che non sembrano mai finire.