Aborto, svolta del Piemonte: i Cav entrano in ospedale

Forte del parere dell'avvocatura regionale, la Regione Piemonte di Cirio ha rigettato le linee guida di Speranza sugli aborti fai da te: «La RU 486 solo con ricovero, mai più aborti in consultorio nè a casa». Ma finisce anche un tabù lungo 40 anni: per la prima volta un Movimento per la Vita entra negli ospedali pubblici dalla porta principale: «Allo studio uno sportello in corsia: informeremo le donne su come essere aiutate a proseguire la gravidanza» ha detto l'assessore Marrone alla Bussola. Spiazzati Pd e il ginecologo radicale Viale: «Ha ammesso che la legge ci dà ragione». 

I Centri di aiuto alla Vita (CAV) entrano negli ospedali pubblici. L’ostracismo a cui sono state condannate le strutture informative e assistenziali di emanazione dei movimenti pro life sembra finalmente vedere una fine almeno per quanto riguarda la Regione Piemonte, che nelle ultime settimane si sta distinguendo per una marcata propensione alle politiche in favore della vita nascente. Anzitutto decidendo di non seguire le linee guida del ministro Speranza sulla somministrazione in day hospital della pillola RU 486 e in secondo luogo dando attuazione integrale alla legge 194, che resta pur sempre una legge ingiusta che consente la soppressione di esseri umani, ma aprendo le porte al Progetto Gemma che non era mai riuscito a entrare prima.

Artefice di questa decisione in controtendenza con il decennale orientamento filoabortista delle istituzioni pubbliche è Maurizio Marrone (Fratelli d’Italia, in foto), assessore a  rapporti col Consiglio, che è riuscito a far passare nella giunta Cirio la sua linea rigorista sul rigetto delle linee guida Speranza che sdoganano di fatto l’aborto domiciliare e fai da te. Ma anche a sdoganare il concetto di aiuto alle donne che si accostano – vivendo ognuna di loro un dramma lancinante – all’aborto. «Ci battiamo per offrire le scelte e tutelare la vita. Perché per qualcuno l’utero in affitto, un abominio, va bene, ma aiutare una mamma a portare a termine una gravidanza no? Non sarebbe più logico offrire alle donne sostegno per portare a termine la gravidanza?», si era chiesta Giorgia Meloni due giorni fa nel corso di un’intervista a La Verità. A questa domanda risponde con i fatti la giunta di Cirio, di cui FdI è uno degli azionisti in giunta e in consiglio.

Assessore Marrone, in che cosa consiste la decisione?
Dopo l’emanazione di agosto delle Linee di indirizzo sull’interruzione farmacologica volontaria di gravidanza da parte del Ministero della Salute, la Regione Piemonte ha avviato una verifica di carattere giuridico sulla compatibilità con la legge 194/1978 che disciplina la materia.

Attraverso quali canali?
L’avvocatura della Regione che ha analizzato il caso dal punto di vista giuridico. Il lavoro è stato condotto con l’Assessore alla Salute Luigi Icardi (Lega).

E che cosa ha detto l’Avvocatura?
Che è competenza della Regione l’organizzazione del sistema sanitario comprese le modalità di ricovero circa l’aborto farmacologico. In questo senso abbiamo così deciso che – anche stando alla posizione del Consiglio superiore di Sanità – negli ospedali del Piemonte la RU 486 andrà somministrata con valutazione clinica della direzione sanitaria sul ricovero in ospedale o in day hospital.

Il punto dirimente è stata l’introduzione del regime di day hospital…
Abbiamo introdotto il divieto di aborto farmacologico direttamente nei consultori piemontesi, riservando l’attuazione dell’interruzione di gravidanza – anche farmacologica – alle strutture tassativamente elencate nell’art. 8 della legge 194, ovvero in ambito ospedaliero.

E’ una scelta condivisa?
Alla luce dei nodi critici emersi dagli approfondimenti, la Regione ha voluto confrontarsi, in questi giorni, anche con esponenti delle diverse realtà sanitarie e sociali, tra le quali la Federazione Federvi.PA. (la federazione dei Movimenti per la vita di Piemonte e Val d’Aosta ndr.) e il dott. Silvio Viale (in foto), responsabile del Servizio Unificato IVG dell’Ospedale Sant’Anna di Torino. Con loro è stata condivisa l’opportunità di emanare una circolare di chiarimento e indirizzo destinata ad ASO e ASL piemontesi.

Viale? Stiamo parlando del ginecologo e attivista radicale da sempre in campo per liberalizzare l’aborto in tutti i modi?
Sì. È stato audito in commissione, è stata un’idea del presidente Cirio, che all’inizio mi lasciava un po’ scettico.

Bè, comprensibile viste le posizioni radicali. Ha ammesso recentemente di somministrare la RU in day hospital da 7 anni.
Ma è stata una mossa vincente perché ha tolto ogni alibi alla disobbedienza civile.

Cioè?
Ha dovuto ammettere lui stesso che la nostra posizione è coerente con la legge 194.

Proprio lui che la 194 l’ha forzata?
Esatto, Viale ha apprezzato anzitutto il fatto di essere stato convocato perché si ascoltasse il suo parere, ma sul punto di applicazione della legge è stato costretto ad ammettere che la 194 non prevede l’aborto in day hospital. Infatti, adesso qualche oltranzista lo sta mettendo nel mirino…

Che cosa dirà Speranza?
Al momento il Ministero della Salute non è intervenuto, ma sarà dura sostenere di avere la legge dalla propria parte.

E i medici? Ci saranno opposizioni?
Credo che non ce saranno. Questa decisione aiuterà i medici a percepire maggiormente la loro responsabilità di fronte al dramma dell’aborto.

Veniamo alla seconda decisione della circolare di indirizzo regionale del 2 ottobre scorso.
L’avvocatura ha chiarito che sui consultori è stata operata una violazione non più tollerabile del testo della 194, la quale elenca in modo tassativo le strutture abilitate a entrare nei consultori cui sono assegnati ruoli di approfondimento delle motivazioni e di assistenza, non operativi. La 194 non menziona mai i consultori come centri per l’attuazione degli aborti e con questa delibera abbiamo chiarito che nessuno dei 166 centri collegati agli ospedali regionali praticherà aborti.

Spazio dunque ai centri per la vita?
Si, su loro richiesta abbiamo accettato di permettere un ingresso in ospedale, dove le donne si rivolgono ormai direttamente.

Ci sarà un corner informativo?
Stiamo studiando l’apertura di sportelli specifici a cura di Federvi P.A., dove poter accedere ai progetti di tutela sociale della maternità .

Lei, personalmente è contrario all’aborto?
Sì, personalmente sono per la tutela giuridica della persona umana sin dal concepimento, ma su questa partita non incidevano le convinzioni personali mie o altrui bensì tutelare la salute della donna e la sua vera libertà di scelta, che dovrebbe poter sempre essere anche la scelta della vita e della maternità, con il sostegno delle istituzioni e della comunità.

E allora perché non combatte la 194?
Perché questo è un compito del Parlamento. Come Regione intendiamo dare attuazione anche a quella parte della 194 che non è mai piaciuta alla Sinistra, anzi che la Sinistra ha sempre osteggiato.

Siete la prima Regione che fa questo?
La Lombardia e il Veneto hanno avviato progetti di collaborazione, ma ad aprire sportelli di informazione dentro le strutture ospedaliere sì, siamo i primi.

L’obiettivo è anche la riduzione degli aborti di anno in anno?
Assolutamente sì. Ce lo aspettiamo, la prima motivazione di aborto è ancora la fragilità economico-sociale, quello che possiamo fare come Regione è intervenire su questo scoglio.

Quanto costerà questo intervento?
Alla Regione zero euro.

Prego?
Sì, i movimenti pro-vita ci hanno sempre detto di avere a disposizione i fondi necessari, ma di non poter avere la possibilità di lavorare. Noi non facciamo altro che permettere loro di lavorare. Ad esempio, il Progetto Gemma è interamente finanziato dal volontariato, da singoli, da associazioni e parrocchie. Noi permettiamo soltanto di aprire la porta.

Politicamente è una decisione clamorosa…
La cosa importante è che il Centrodestra si sia mostrato compatto, il Pd non ha potuto opporre granché. Restano i Cinque Stelle che hanno preannunciato un ricorso al Tar. Ma la vedo difficile che il Tar gli dia ragione. Il parere dell’Avvocatura è a prova di bomba e di ricorso.

Ci sarà anche lo spazio per mettere in guardia la donna dall’inganno della RU 486 che lascia ferite enormi nel corpo e nella psicologia della mamma?
È dovere dell’informazione clinica curare questo aspetto, le linee guida di Speranza non evidenziano tutte le criticità che invece emergono anche dalla relazione del Css. Su questo c’è una grande ipocrisia, faremo in modo che le criticità nella somministrazione della pillola, comprese le possibili complicazioni dopo l’assunzione, siano oggetto del consenso informato della donna.