A quando il prossimo crack?

Un crack finanziario si profila all’orizzonte e rischia di creare molte distruzioni al suo passaggio… i led luminosi virano al rosso.

crack finanziario

Non so se quanto sto per tradurre sia causato dal desiderio di fare terrorismo psicologico o dalla capacità di guardare con sano realismo alla realtà. Una realtà che ci mostra come basti un piccolo virus per mandare in tilt una superpotenza economica come la Cina, e con essa il mondo intero. Quale potrebbe essere il “virus” capace di mandare all’aria questa economia e finanza di carta? Un’economia e una finanza che sostengono e diffondono il pensiero unico e una cultura che stanno minando le fondamenta valoriali su cui si basava la civiltà cristiana, ha già in sé il suo virus letale.

Ma sentiamo ora François Billot.

Se c’è un consenso tra tutti i seri economisti – poco numerosi rispetto agli altri -, un grande crack si profila all’orizzonte. No, io non parlo del celebre e maestoso crack (del mondo musulmano), ottenuto dai Cavalieri e costruito in Medio Oriente durante l’eroica epopea delle crociate per proteggere il Regno Cristiano che lì si era costituito. Quel crack, costruito mille anni fa, ha resistito a tutte le prove delle guerre e del tempo, offrendo ancora degli splendidi resti monumentali.

No, non parlo del crack dei cavalieri, ma del crack finanziario che si sta profilando e che non è del tutto protetto, ma che, al contrario, rischia di distruggere ogni cosa al suo passaggio.

Ma torniamo subito a parlare del consenso degli economisti seri a riguardo del futuro crack. Da un punto all’altro del pianeta i led indicatori son passati dal verde al rosso, mostrando crepe un po’ dappertutto. Dalla Borsa cinese in difficoltà, alla produzione industriale Tedesca in forte caduta. Dalla crescita cinese in forte ribasso, al debito pubblico vertiginoso della maggior parte dei paesi occidentali. Dalla contrazione degli scambi commerciali mondiali, alla follia speculativa degli investitori. Dalla crisi generalizzata dei progetti sociali, all’accrescimento generale della povertà, qualcosa non va e la coppa è piena. Una serie di condizioni sfavorevoli si sono congiunte, tanto che un grande crack potrebbe abbattersi con ferocia sulle economie mondiali.

La maggior parte degli organismi internazionali lo ammette con sussurri a bassa voce, ma adesso molti ne parlano apertamente. Ora, la sola questione che si pone è la seguente: quando, questo crack, si abbatterà sul mondo, come le mosche si precipitano su un formaggio molto odoroso? Al momento sembra quasi sicuro che il detonatore non verrà dal sistema economico-finanziario del pianeta. Questo sistema avrebbe troppo da perdere da un tale avvenimento. Per questo verrà escogitato qualsiasi mezzo per differire il crack.

Così le banche centrali europee e americane ogni mese continueranno a iniettare decine di miliardi di euro o di dollari di falsa moneta, che permetterà di continuare a respingere l’ineluttabile catastrofe.

Ciò detto, Christine Lagarde, la responsabile della BCE, e i suoi omologhi mondiali, che hanno per solo obbiettivo quello di respingere il più lontano possibile l’ora della verità, non possono controllare tutto, visto che non sono ancora degli dei onnipotenti, anche se pensano il contrario. Così, la tempesta che si sta annunciando verrà da un fatto o da una congiunzione di fatti, se Dio, in qualche modo non avrà voluto intervenire, che noi non siamo in grado di calcolare. Faccio un esempio concreto: l’attuale epidemia cinese può essere un detonatore, come lo potrebbe essere un attacco americano sull’Iraq; un panico contagioso scatenato dal debito pubblico di un solo stato; un attacco distruttore sui pozzi di petrolio sauditi, o qualcos’altro.

Comunque la pensiamo, le economie e la finanza del mondo d’oggi hanno un tale grado di rischio, che il crack si produrrà inesorabilmente. Non c’è che da attendere pazientemente, ahi me, il suo elemento detonatore.