​Papa all’Angelus : la nostra vita è segnata dalla misericordia di Dio

Un pensiero alle vittime del 6 gennaio a Washington. “Esorto le autorità dello Stato e l’intera popolazione a mantenere un alto senso di responsabilità, al fine di rasserenare gli animi, promuovere la riconciliazione nazionale e tutelare i valori democratici radicati nella società americana”.

“La nostra vita è segnata della misericordia che si è posata su di noi” nel giorno del nostro battesimo ma anche chi non è battezzato può ricevere la sua misericordia. L’ha detto papa Francesco all’Angelus del giorno nel quale si ricorda il battesimo di Gesù e nel quale, come egli stesso ha detto, a causa della pandemia, non si è rinnovata la tradizione del battesimo di alcuni bambini da parte del papa.

Angelus recitato anche oggi dalla biblioteca del Palazzo apostolico dopo la recita del quale Francesco ha parlato delle violenze scoppiate il 6 gennaio a Washington. “Rivolgo – ha detto – un affettuoso saluto al popolo degli Stati Uniti d’America, scosso dal recente assedio al Congresso. Prego per coloro che hanno perso la vita – cinque – l’hanno persa in quei drammatici momenti. Ribadisco che la violenza è autodistruttiva sempre. Nulla si guadagna con la violenza e tanto si perde”.

“Esorto – ha detto ancora – le autorità dello Stato e l’intera popolazione a mantenere un alto senso di responsabilità, al fine di rasserenare gli animi, promuovere la riconciliazione nazionale e tutelare i valori democratici radicati nella società americana. La Vergine Immacolata, Patrona degli Stati Uniti d’America, aiuti a tenere viva la cultura dell’incontro, la cultura della cura, come via maestra per costruire insieme il bene comune; e lo faccia con tutti coloro che abitano in quella terra”.

Prima della recita della preghiera mariana, il Papa aveva detto che oggi la liturgia “ci fa compiere un salto di circa trent’anni”, dal Natale alle rive del Giordano. Anni che “Gesù trascorse in famiglia, alcuni prima in Egitto, come migrante per fuggire, poi a Nazareth obbedendo ai genitori, studiando e lavorando”. “Colpisce che la maggior parte del tempo sulla Terra il Signore lo abbia passato così, vivendo la vita di tutti i giorni, senza apparire”. “È un bel messaggio per noi: ci svela la grandezza del quotidiano, l’importanza agli occhi di Dio di ogni gesto e momento della vita, anche il più semplice e nascosto”.

Al Giordano, poi, si fa battezzare, come i peccatori, “pur non avendone bisogno”. Nel primo giorno del suo ministero, così, “Gesù ci offre così il suo ‘manifesto programmatico’. Ci dice che non ci salva dall’alto, con una decisione sovrana o un atto di forza, ma venendoci incontro e prendendo su di sé i nostri peccati. Ecco come Dio vince il male del mondo: abbassandosi e facendosene carico. È anche il modo in cui noi possiamo risollevare gli altri: non giudicando, non intimando che cosa fare, ma facendoci vicini, con-patendo, condividendo l’amore di Dio. La vicinanza è lo stile di Dio nei nostri confronti”.

“Amore chiama amore. Vale anche per noi: in ogni gesto di servizio, in ogni opera di misericordia che compiamo Dio si manifesta e posa il suo sguardo sul mondo. Ma, ancora prima che facciamo qualsiasi cosa, la nostra vita è segnata dalla misericordia che si è posata su di noi. Siamo stati salvati, gratuitamente, la salvezza è gratis”. “Quando è successo? Proprio il giorno del nostro Battesimo. Lì siamo stati immersi nell’amore di Cristo morto e risorto per noi. Lì abbiamo ricevuto il dono dello Spirito Santo. Lì il Padre ha detto a ciascuno di noi, come a Gesù: «Tu sei il Figlio mio, l’amato». Per questo il giorno del Battesimo va ricordato: è una data da segnare e celebrare ogni anno. Da allora, per sempre, siamo i figli amati di Dio. Possiamo pensare cose sbagliate e fare molti errori, ma rimaniamo sempre i figli amati di Dio. È la nostra identità più profonda. È il primo punto della vita spirituale e ci viene ricordato dal primo gesto pubblico di Gesù”.

Di quanto accaduto a Washington, Francesco ha parlato anche in una intervista alla rete televisiva italiana “Canale 5”. “Io – ha detto – sono rimasto stupito perché è un popolo così disciplinato nella democrazia”. Tuttavia, anche “nelle realtà più mature sempre c’è qualche cosa che non va”, c’è gente “che prende una strada contro la comunità, contro la democrazia, contro il bene comune”.

La violenza è certamente da condannare, ha ripetuto il Papa, “va condannato questo movimento così, prescindendo dalle persone”. Nessun popolo “può vantarsi di non avere un giorno, un caso di violenza” e dunque si tratta di “capire bene per non ripetere, e imparare dalla storia”.