Newsletter 13 Aprile 2016  

 

LA MADONNA CI INSEGNA A PREGARE

Non vi è messaggio dato alla parrocchia in cui la Regina della Pace non inviti alla preghiera. Non si è limitata all’esortazione, ma si è prodigata in modo straordinario per insegnarci a pregare. Gli insegnamenti della Gospa sulla preghiera sono un capolavoro di spiritualità e, nella loro semplicità, rappresentano ciò che di più elevato sia mai stato concepito e scritto al riguardo. Ciò che insegna la Madre di Dio sulla preghiera è senza dubbio un segno sicuro di credibilità delle apparizioni. Il libretto dei messaggi rappresenta una scuola eccelsa di preghiera, superiore anche a quella dei grandi Maestri della mistica cristiana. Ciò non deve meravigliare, perché ogni esperienza di preghiera sgorga dalla presenza dello Spirito in un cuore umile e puro. Chi più della "Piena di Grazia" è ricolma dello Spirito del Padre e del Figlio che, dal suo Cuore Immacolato, irradia su tutta la Chiesa? La Madre di Dio è la preghiera vivente. Il suo Cuore materno è tutto rivolto a quello del Figlio, per adorarlo, glorificarlo e intercedere per ognuno dei suoi figli che le sono stati affidati. 
Molti si chiedono perché la Madonna sia qui da così tanto tempo. 
Una delle ragioni è di insegnarci a pregare. "Sono da così tanto tempo con voi perché desidero insegnarvi a pregare"  (12-06-1986). 
"Io sono con voi e desidero insegnarvi a pregare col cuore" (25-10-1989). 
In tutte le sue apparizioni la Gospa scende dal Cielo sulla terra per pregare. Si direbbe che vuole portare la preghiera degli angeli e dei beati in mezzo a noi, perché si accenda nei nostri cuori con l’abbraccio della comunione dei santi. La Gospa trascorre la maggior parte del tempo dell’apparizione a pregare. Arriva in atteggiamento di preghiera. Raccoglie le preghiere dei veggenti e dei presenti e prega con loro. Poi stende le mani e prega su tutti i presenti, a volte in aramaico, la sua lingua materna, soffermandosi in modo speciale sui malati e sui sacerdoti. Quando lo ritiene opportuno prega anche su una persona singolarmente. Al termine dell’apparizione si allontana pregando e augurando la pace della preghiera. Quale grazia più grande per la nostra generazione avere Maria come Maestra di preghiera e condividere con Lei la bellezza, la grandezza e la gioia della preghiera del Paradiso?
La Madonna ha provveduto, fin dalle prime settimane, a raccogliere la popolazione nella chiesa parrocchiale per il Rosario e la S. Messa. Ha rinverdito alcune tradizioni locali, come la recita dei sette Pater, Ave e Gloria. Ha insistito sulla preghiera in casa, in particolare sul rosario in famiglia. Con i messaggi dati alla parrocchia, a partire dalla Quaresima del 1984, la Madonna ha incominciato ad educare alla preghiera partendo dal cuore. Lo ha fatto non con preghiere o pratiche nuove, come non di rado è accaduto in alcuni settori della Chiesa, che hanno ceduto all’influsso dell’induismo o del buddismo, dimenticando la straordinaria tradizione cristiana.
 

La Gospa ha ripristinato nella parrocchia tutto ciò che il disordine e la secolarizzazione degli ultimi decenni ha scompaginato nella vita delle parrocchie e persino dei conventi e dei monasteri. Non si è trattato però di una restaurazione formale, che si sofferma ai gesti e alle parole, ma di una rivitalizzazione che infonde il soffio dello Spirito e che nutre i cuori. La Madonna si è preoccupata fin dai primi giorni che la preghiera venisse dall’intimo del proprio cuore. Dovrebbe essere sempre così, perché questo è il suggerimento evangelico (cfr Mt 6, 4-15). 
Dopo poche settimane dava quella raccomandazione che diverrà il fulcro del suo insegnamento: “Pregate col cuore! 
Per questo, prima di incominciare a pregare, chiedete perdono e perdonate a vostra volta” (16-08-1981). 
Che cosa significa pregare col cuore? La Madonna lo ha insegnato ai veggenti nel modo più semplice possibile. Vicka lo ha spiegato a lungo alle folle dei pellegrini. La Gospa ha invitato a recitare per un giorno intero, o anche per più giorni, il Padre Nostro, con calma e concentrazione, in modo tale da sentire nel cuore ciò che le parole significano. Come sarebbe possibile recitare il Padre Nostro senza sentirsi figli di un Padre che ci ha creato e che ci ama immensamente? Quindi allo stesso modo ha invitato a recitare l’Ave Maria, fino a quando il cuore non si apre alla conoscenza e all’amore della Madre e la accoglie dentro di sé come un dono di inestimabile valore. Recitando infine il Gloria al Padre col cuore, afferrando nell’intimo le parole che la bocca pronuncia, noi comprendiamo che la vita va vissuta per la gloria di Dio e il compimento della sua volontà. In questo modo, insegna la Madonna, noi impariamo a recitare il rosario col cuore, in intima comunione con Lei nella contemplazione dei misteri della redenzione. Se il rosario recitato solo verbalmente rischia di annoiare, recitato invece col cuore è una fonte di vita e di gioia. “Cari figli, vi prego: apritevi e incominciate a pregare. La preghiera sarà per voi gioia: se cominciate, non proverete noia, perché pregherete con gioia” (20 -03- 1986).
Bisogna sentire col cuore i gesti e le parole della preghiera. La preghiera del cuore non è una scuola per iniziati. Non necessita di maestri come le tecniche di meditazione orientale. Quando parliamo con una persona che ci sta a cuore, non lo facciamo distrattamente e col pensiero altrove. La guardiamo negli occhi e siamo consapevoli di quello che diciamo. Parliamo ed ascoltiamo nello scambio di pensieri e sentimenti. Ciò vale infinitamente di più quando preghiamo, perché ci apriamo a Colui che non è fuori di noi, ma in noi, più intimamente di quanto lo sia qualsiasi altra persona. Per ottenere questo risultato la Gospa dà dei suggerimenti che si trovano già nella tradizione ascetica e mistica. Non si tratta di nulla di particolare, ma semplicemente di quelle regole elementari che valgono per qualsiasi attività ben fatta, la quale richiede attenzione e concentrazione. Nel campo della preghiera il consiglio unanime della tradizione, perché non si riduca a uno spreco di parole, è quello di mettersi alla divina presenza. Solo così la preghiera diviene un dialogo intimo con Dio. Al riguardo la Gospa ha dato un messaggio concreto ed efficace:
“Cari figli, anche oggi vi invito a pregare. Voi, cari figli, non siete in grado di comprendere quanto valore ha la preghiera, finché non dite da voi stessi: Adesso è il tempo della preghiera. Adesso null’altro è importante per me. Adesso per me nessuna persona è importante all’infuori di Dio” (02-10- 1986).

La veggente Vicka ama ripetere ai pellegrini che la preghiera del cuore non la si impara sui libri, ma con l’impegno di praticarla ogni giorno. Si impara a pregare pregando. Si cresce nella misura in cui il cuore si apre a Dio. Si avanza nella preghiera del cuore attraverso la perseveranza e l’accompagnamento della Madre, come un bambino che impara a camminare. 
All’inzio i passi sono incerti, poi diventano più spediti e infine corre veloce senza incertezze. La Madonna non esclude affatto le preghiere spontanee sia dei singoli come nelle celebrazioni liturgiche. Ne è un esempio l’adorazione eucaristica che a Medjugorje è il culmine della preghiera del cuore, per il silenzio e il raccoglimento dei pellegrini e le invocazioni del celebrante. Tuttavia la Gospa mira piuttosto ad animare dall’interno la preghiera liturgica, specialmente quella centrata sui sacramenti. Per questo insiste perché la Santa Messa divenga un’esperienza di Dio.
“Cari figli, vi invito a vivere la S. Messa. Molti di voi ne hanno sperimentato la bellezza, ma ci sono anche coloro che non vengono volentieri. Io vi ho scelto, cari figli, e Gesù nella S. Messa vi dà le sue grazie. Perciò, vivete coscientemente la S. Messa e la vostra venuta sia piena di gioia. Venite con amore ed accogliete in voi la S. Messa.” (03-04-1986). 
Questa fonte di tutte le grazie non solo deve essere vissuta col cuore, ma divenire un appuntamento quotidiano irrinunciabile: “La S. Messa, figlioli, non sia per voi un’abitudine, ma vita; vivendo ogni giorno la S. Messa sentirete il bisogno della santità” (25-01-1998). 
Ogni vera preghiera deve essere fatta col cuore. 
Se non sgorga dal sacrario interiore non può arrivare fino al cielo, ma ci ricade addosso. Quando, al termine delle nostre preghiere, siamo nella medesima situazione spirituale in cui abbiamo incominciato, significa che abbiamo sprecato parole. Per pregare col cuore è necessario aprirsi a Dio e ricevere la Sua luce e la Sua grazia. Proprio per questo non è solo opera nostra, ma un dono dello Spirito Santo. E’ lo Spirito infatti che prega in noi con gemiti inenarrabili. 
La Gospa lo sa bene e ce lo ricorda: “Volgete i vostri cuori alla preghiera e chiedete che lo Spirito Santo si effonda su di voi” (16-05-1985). 
“Rinnovate la vostra preghiera personale e in modo particolare pregate lo Spirito Santo affinché vi aiuti a pregare col cuore” (25-05-2003).
La preghiera nello Spirito non è l’appannaggio di alcuni gruppi, ma l’essenza stessa della preghiera cristiana. E’ il dono che la Gospa fa alla Chiesa perché si rinnovi ogni giorno di più nei cuori dei suoi fedeli.


(Medjugorje  - Il cielo sulla terra 
 Padre Livio – Edizioni Piemme)

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